Perché Andrea Emo è così attuale e la sua lettura è così efficace? Perché le sue sono sempre ‘parole nuove’, non nel senso di una nuova filosofia, quelle che ci sono bastano e avanzano. Ma perché le sue parole danno spesso sostegno a nostri dialoghi interiori. Nel corso della sua vita Emo ci ha lasciato qualcosa come 400 quaderni con cui “ha dialogato” da solo, ha costruito la sua visione del mondo senza condivisione, senza lettori. Una miniera di idee che abbiamo scoperto dopo. Come questi appunti curati da Raffaella Toffolo e intitolati significativamente Aforismi per vivere (Mimesis). Pensieri che la tua vita la accompagnano, la sostengono. 

Perché scrivere, perché leggere, si chiede Massimo Donà nella postfazione al volume. «Perché riempire pagine e pagine di grandiose riflessioni aventi come oggetto ogni campo dell’esistenza? Quale il senso di tale vocazione ‘erotica’ al distinguere unificante». Perché la Conoscenza questo fa, anche quando non lo vuoi, agisce a prescindere da te. E isola contenuti per poi correlarli, cioè metterli in fila, ordinarli secondo un criterio, e questo vuol dire già classificare. Non è questione di quantità e accumulazione. Come le scarpe nell’armadio o vestiti messi a caso in un bustone quando fai il cambio di stagione. È questione invece di disporre cose, in vista, per esempio, di una argomentazione. «Perché riempire pagine e pagine ‘che taceranno eternamente’?». Ed è questa la domanda che fa di Emo Emo. Perché non c’è una risposta. Perché è uno scrivere privo di ragioni. Io sto scrivendo adesso. Qualcosa che chiamerò minore. Minore perché non è un libro, minore perché è giusto una segnalazione su un giornale autorevole. Ma ho tanti motivi. Il prestigio di farlo. La gioia di segnalare una bella lettura. Lui no, non si piega a nessuna contingenza, a nessuna motivazione parziale. Lui scrive perché nessuno lo legga. Non è ‘il più grande e il più assurdo dei misteri’, come chiosa Donà, di ‘misteri’ la filosofia ne ha e decisamente maggiori. Però è una stranezza, sì, chiamiamola così questo ‘dono della solitudine’ che ci ha fatto.

«Poter dire alla fine: la mia vita è stata miserabile, il mio pensiero no. Tutta la miserabilità della vita assumerebbe allora un significato meraviglioso, una luminosità esemplare. Il verso degli uccelli ripetuto nella felicità e nell’oscurità del denso fogliame primaverile, è un verso che trova nel nostro cuore delle strane rime. Vi è un mistero in queste strane consonanze. Fin dai tempi più remoti, gli uomini ascoltarono nel canto degli uccelli qualcosa di profetico; negli uccelli è la prima interpretazione ritmica dei suoni.

Meditazione. Pensare a qualcosa che sia talmente più grande di noi, da indurci a rinunciare al pensiero della nostra salvezza. E questa è appunto la salvezza. Tutte le cose sono dei simboli coperti dal mantello, forse simbolico anch’esso della evidenza. Talvolta opaco, talvolta molto trasparente. Vi è un mito in ciascuno di noi. Ciascuno di noi vive un mito che è la vera storia della sua vita; che si svolge sotto le apparenze confuse, incoerenti, distratte e opache del rumore quotidiano. E ognuno tenta in un modo o nell’altro di riconoscere il mito che vive in lui, che è la divinità che vive in lui».

Andrea Emo è acqua che insegna la sete, è l’invito a scoprirci parte di un unico grande progetto, un piano che è il “regno dei vivi”, in questo mondo brutale di odio, divisione, imbarbarimento ci insegna una bellezza possibile. Emo abolisce il tempo per guadagnarne, sa che le cose resistono alle parole ed è il regalo migliore che oggi un libro possa farci.