Non c’è niente di più superficiale che farsi un’idea qualsiasi, per quello che ne hai letto o sentito da terzi e comunque senza approfondire. È di questo tipo la maggioranza dei giudizi che abbiamo delle cose. Non sono giudizi nostri. Sono i giudizi che abbiamo letto che bisogna avere. Così ci risparmiamo la fatica. È comodo. Ma si rischia quasi sempre di sbagliare. È un pre-giudizio, appunto. Qualcosa che si è arrestato prima di una comprensione documentata e strutturata. Prendi Federico Fashion Style. Di lui ho letto solo qualche titolo di corsa sul giornale, non l’ho mai sentito parlare, ho visto di sfuggita sui social cose un po’ kitsch che inaugurava e mi sono fatto un’idea generica del personaggio. Niente di serio, niente di approfondito. Non l’ho mai letto, mai incontrato. Magari lo conosco e cambio idea. Sarà una persona profonda, matura, preparata, con strumenti di esegesi del presente sofisticati. Invece me ne sto arroccato in una posizione che esclude che un parrucchiere che ha fatto i soldi e che ha finito sì e no la scuola dell’obbligo possa avere opinioni interessanti, oltre che sui miei capelli. È un pregiudizio aprioristico. Nel senso che potrei essere smentito nei fatti.

Popper (che è il signore a sinistra che nella foto se la ride con Von Hayek)  ha fatto così. Si è fatto un’idea sbagliata di Hegel e amen. Tutti quelli che poi hanno letto Popper si sono fatti la stessa idea di Hegel e così Popper ha finito per influenzare, male, buona parte della cultura europea. Popper, semplicemente, non ha capito Hegel. Come io probabilmente non ho capito i contenuti di un intero milieu, quello che frequenta i saloni, composto per dire da Valeria Marini, Tina Cipollari e Gianni Sperti. Secondo Popper lo Stato di Hegel era totalitario. Questo significa solo una cosa: non averlo letto. Perché Hegel in tutte le sue opere ha faticato per farci capire il contrario. Che il suo non è uno Stato che sta contro la singolarità. Quello è il Leviatano di Hobbes e lui non ha niente a che spartire. Anzi, la sua riflessione nasce proprio per superare quelle visioni. Lo Stato è libertà reale, che garantisce al soggetto il dispiegamento della sua libertà singola. Il dispiegamento che è la sua verità come spirito sostanziale. Cioè lo spirito sostanziale è il fine del soggetto. Cosa vuol dire, detta più terra terra? Significa che lo Stato è composto dalla libertà dei singoli. Libertà non come casuale arbitrio naturale, ma come pieno dispiegamento della particolarità nell’universalità. Non c’è l’imposizione dell’universalità alla particolarità, ma un’universalità che è composta dalle singole particolarità. Non c’è una forma definita e autoritaria che io impongo con la violenza e da fuori ad un’argilla senza forma, ma una forma che nasce per esempio dai singoli mattoncini Lego che alla fine danno vita ad un organico tutto che di loro si compone. Senza un singolo mattoncino, apparentemente insignificante, può venir giù l’intera costruzione. 

Una visione di questo genere, autenticamente repubblicana a mio giudizio, con cosa fa a cazzotti? (1) Innanzitutto con lo Stato di Hobbes, lo stato che “può operare soltanto come morte” poiché nega l’interesse dell’individualità come tale. (2) Ma anche con un’idea russoviana della democrazia, quella più o meno riconducibile al ‘covenant’, al ‘contratto’. Io, rinuncio e alieno la mia sovranità (e le mie libertà), ma assoggettandomi ad una associazione di cui tutti facciamo parte, lo Stato democratico, conservo libertà e uguaglianza. La volontà del corpo sociale è la volontà generale, quella volontà che tende all’utilità generale. Ma una volontà generale così considerata rischia di essere solo quella di una maggioranza. Come se un tutto, considerato come corpo, come organismo, potesse far meno di una sua parte vitale. No. La Potenza della Ragione non può prevedere né “febbre di interessi” né poli contrapposti. (3) Infine la visione hegeliana è incompatibile anche con la visione liberale che mette al centro l’individuo. Lo Stato sarebbe spezzato, parcellizzato, una semplice sommatoria di individualità singole. Atomi isolati in perenne conflittualità. Non solo. Un agglomerato non garantisce affatto la mia libertà singola. Io potrei essere semplicemente schiacciato dall’individuo più forte. Nessuno mi difenderebbe dalla prepotenza degli squali e io, pesce rosso, passerei la vita a cercare rifugio nella vasca e scappare. Finirebbe cioè che invece di essere schiavo del Leviatano, dello Stato, divento schiavo di un altro individuo. Quella che non cambia è la schiavitù. Il pieno dispiegamento della mia libertà dipenderebbe dalla fortuna o dalla ‘concessione’ di un illuminato. 

La visione repubblicana, vede nello Stato non il trionfo di una maggioranza, né l’assoluto dominio del Sovrano. La visione repubblicana non è “partigiana” o “di classe”, per la stessa visione per cui Mazzini non poteva credere alla rivoluzione del proletariato. Ecco perché ha ragione Massimo Cacciari in un libro intenso di parecchi anni fa ormai, titolato Dialettica e critica del Politico: occorre salvare Hegel da Popper, ma anche da quel pensiero che “camuffa Hegel da semplice Realpolitiker, o da mero compimento della linea Machiavelli-Hobbes in nome di equivoci primati del Politico”.