Mai qualcuno pensasse serenamente che la democrazia non fosse più esposta a rischi perchè priva della minaccia diretta fornita da un modello di sistema alternativo, farebbe bene a leggere con qualche attenzione l’opera di François Furet del secolo scorso. Se lo sforzo risultasse troppo impegnativo, c’è sempre una vecchia intervista a “Le Nouveul Observateur”, febbraio 1986, in cui lo storico ricorda come la democrazia contenga con l’istanza liberale anche una dispotica. Il critico della Rivoluzione francese si accorse che è proprio della democrazia in se stessa, produrre il suo avversario come un doppio. La stessa parola democrazia, singolare femminile, contiene, un plurale, il popolo.
Per questo Hitler si riteneva, intervista al Times, marzo 1936, più democratico della Regina d’Inghilterra e Stalin, nessuna intervista, sicuramente più democratico dello Zar. Mussolini, che conquista Addis Abeba nell’entusiasmo delle folle italiane, non era forse perlomeno altrettanto democratico dei suoi due imitatori?
Furet riteneva persino democratici i vandeani che con i loro preti, chiamavano a raccolta tutta la popolazione contro la Repubblica.
La democrazia, dispiace per le anime belle, non ha necessariamente un esito liberale. Può benissimo generarne uno mostruoso e senza troppo scomporsi. Kant voleva la repubblica per arginare il fenomeno democratico e Tocqueville diffidava di entrambi come della rovina del suo vecchio mondo tanto più confortevole e sicuro.
In questo millennio nonostante la scomparsa del socialismo, il sistema rappresentativo è stato contestato lo stesso. Cos’altro sarebbe la richiesta della democrazia diretta, o il voler aprire il parlamento come una scatola di tonno? E come dargli torto? Per non parlare poi di chi il parlamento l’ha chiuso sotto le ragioni dell’emergenza e trasformato la repubblica parlamentare in una repubblica presidenzial sanitaria. E per carità, di tutto questo non bisogna nemmeno preoccuparsene, è stato dichiarato perfettamente costituzionale. La repubblica è parlamentare, ma anche no.
Se la repubblica è solo un’ opzione, potete stupirvi che Romano Prodi nel suo libro appena scritto teme che la democrazia degeneri? Continuiamo così, con sentenze della corte costituzionale che si rifanno alle leggi del 1933 per spiegare l’assenza di leggi attuale e la democrazia sarà morta e sepolta senza nemmeno accorgersene, mentre la repubblica verrà svuotata di ogni valore.
Furet si chiedeva se tutta la colpa non fosse di Rousseau. Quella sua idea di inventare la democrazia, quando poi insomma, il mondo forse se la cavava anche senza. Bastava temperare un po’ la monarchia, come avrebbe voluto fare un Mirabeau, o un Lafayette, evitando di prendere questa deriva della piazza, della marcia, della strada, dei caffè, dei club.
A difesa di Rousseau, va detto che egli presumeva un contratto fra chi era chiamato a gestire il governo e chi ne veniva gestito. Questo contratto comportava il controllo dell’operato del governo e al tempo stesso assicurava la partecipazione del popolo. Appena salta questo reciproco controllo, la democrazia non è più la pura democrazia mazziniana. Essa precipita in dittatura o in anarchia e sfascia la forma repubblicana. Non c’è bisogno di una causa economica. Il prolungarsi di un’emergenza sanitaria può funzionare persino meglio. Il professor Cacciari sta li a ricordarcelo ogni giorno e bisognerà pur dargli prima o poi una risposta.