Il vice sindaco di Ravenna, l’amico Eugenio Fusignani, ha citato sulla sua pagina Facebook una frase di un autore quasi misconosciuto quale Luis Claud de Saint Martin, “abbiamo molta più intelligenza che coraggio”. Saint Martin discendente di una nobile famiglia della Francia centrale è uno dei più grandi studiosi del mistico tedesco Jacob Bohme tanto da dare origine ad una corrente filosofica chiamata il martinismo.

Vissuto durante la rivoluzione si conviene comunemente che Saint Martin sia scampato al Terrore causa la sua affiliazione alla massoneria contratta già quando era ufficiale del regio esercito. In linea generale è vero, l’affiliazione massonica poteva offrire uno scudo per l’aristocrazia. Il club giacobino era a grande prevalenza massonica e molti massoni sono passati completamente indenni attraverso le vicende più controverse della rivoluzione. Tuttavia ci sono più eccezioni che confermano la regola e Saint Martin è ben saldo nella regola. In verità, passato al setaccio dai comitati rivoluzionari, Saint Martin è fatto salvo dal suo misticismo. Tale era la portata concettuale di questa particolare visione dell’esistenza, che coloro che presero in esame il sospetto Saint Martin, non ebbero dubbi. L’irrazionalismo lo allontanava di certo dai lumi, ma molto di più, lo separava dai preti.

La fiducia che Saint Martin seppe ottenere dalla Convenzione non solo lo portò a svolgere servizio di guardia alla prigione del Tempio, tanto per sfatare che la famiglia reale venisse vessata da carcerieri rozzi e popolani, ma persino si pensò a lui come educatore del Delfino. Saint Martin è dunque l’opposto di Saint Simon, questo aristocratico per sopravvivere alla rivoluzione si fece maratista, tanto che Marat doveva contenerne gli ardori, vi è una ricca aneddotica in proposito, Saint Simon voleva bruciare Notre Dame, e Marat ne fece una sede di archivio comunale. L’altro rimase semplicemente se stesso. Completamente convinto dell’insignificanza della vita terrena, Saint Martin riteneva non valesse la pena di combattere un regime quale che fosse. Meglio rispettarlo. È proprio del mistico trovare un senso alla realtà quando questa non ne ha alcuno.

Saint Martin si mostrò dunque un ottimo cittadino di cui mai nessun club parigino pensò di doversi lamentare. Altresì egli dimostra come la Rivoluzione non pretendesse necessariamente una via di accesso politico razionale. Poteva andare benissimo anche una affatto diversa. E’ ancora difficile da farlo capire a tanti storici intenti a cimentarsi con i fantasmi del Terrore, convinti che la Repubblica sia subito degenerata. Questo quando la Repubblica ha come nemici, solo coloro che sono nemici della Repubblica.