La linea politica del partito repubblicano è stata sancita solennemente dalla partecipazione alle elezioni politiche del 2018 con una propria lista nazionale e autonoma. Questo fu reso possibile della decisione del gruppo parlamentare di ALA di presentare il simbolo repubblicano. ALA avrebbe potuto presentare una sua lista, ma fece un passo indietro per quella dell’Edera. Questo avvenne non sulla base di un’alleanza politica, come pure qualcuno continua a dire senza cognizione di causa, ma sulla base di un accordo elettorale, tale per cui alcuni amici di ALA sostennero le liste repubblicane, altri, a cui siamo comunque riconoscenti, fecero scelte diverse.

Anche il PRI avrebbe allora potuto fare una scelta diversa, cercando di eleggere qualche suo esponente in uno schieramento quale che fosse. Una strada che abbiamo provato per quasi vent’anni e che pure non ha portato a niente. Berlusconi, uomo generosissimo, ci diede tre parlamentari eletti nelle sue liste, un ministro, un vice ministro. E quale giovamento ne ebbe il paese che precipitò in una delle fasi più critiche della sua storia?

Il congresso nazionale tenuto a Bari nel 2018 sancì quindi un pieno riconoscimento alla scelta di autonomia del partito rivendicando i valori di democrazia liberale ritenuti indispensabili per qualificare la sua azione storica, politica ed ideale. Va riconosciuto ad un gruppo ristretto di amici della Direzione il merito di aver presentato un documento congressuale che definiva il governo Conte “inadeguato” e questo nonostante il governo si fosse appena formato ed insediato. Il partito si mostrò più prudente nel giudizio, perché quando si tratta di ritenere inadeguato un esecutivo non è per responsabilità del ministro degli Interni o degli Esteri. È la testa stessa del governo ad essere inadeguata. Il documento degli amici fu profetico e siamo loro grati per tanta lungimiranza.

Nel marzo 2020, il segretario del partito, l’amico Corrado De Rinaldis Saponaro, in un’intervista a “La Stampa”, chiese di mandare a casa il Presidente del Consiglio Conte e di chiamare Mario Draghi, insieme ad una formula politica di governo diversa. Nel paese erano appena stati celebrati dei suntuosi Stati generali, qualcosa che non si vedeva al mondo dal 1788, e Conte a tutti gli effetti sembrava più un Luigi XIV che un Luigi XVI. Molti presero per matto il nostro segretario nazionale e chi come noi lo sosteneva. Bene, ora abbiamo il governo Draghi e una formula politica diversa, tale da aver messo in crisi il sistema bipolare, perché sembra che tutti ne siano contenti. Nemmeno Beppe Grillo rimpiange Giuseppe Conte, anzi, lo sbeffeggia.

Qual è dunque la linea politica del partito? Il ritorno all’eccellenza italiana, la fine del bipolarismo. La stessa che l’amico Saverio Collura definì durante il suo mandato di segreteria, “l’Alta Politica”.

Prima del Consiglio nazionale abbiamo avuto un convegno a Forlì dove l’amico Widmer Valbonesi ha esplicitato tutto questo nel modo migliore, chiamando coloro che sono i nostri interlocutori naturali, gli esponenti del gruppo europeo democratico liberale, oggi Renew Europe. Nella sua relazione, l’amico Valbonesi non ha solo descritto la forma della politica repubblicana, ma anche il suo contenuto, “il patriottismo costituzionale” che la sottende. Questo patriottismo costituzionale significa il pieno rispetto della costituzione repubblicana, e ovviamente l’intento di risolvere le principali questioni economiche sempre preoccupanti.
Il patriottismo costituzionale presuppone che il paese intero ritrovi una capacità di sviluppo tale da assicurare il benessere alla nazione e dove un libero cittadino, se vuole fare una corsa su una spiaggia deserta per tenersi in forma, non venga inseguito dalla polizia.

In una parola il governo Draghi è la massima espressione del patriottismo costituzionale, il governo repubblicano che aspettavamo da anni, per cui abbiamo lavorato ed intendiamo lavorare anche per la prossima legislatura. L’elezione della Presidenza della Repubblica è importante sulla base di poter mantenere e possibilmente rafforzare questa attuale esperienza di governo, che dobbiamo essere in grado di proporre anche nella prossima legislatura. Questo è il compito politico che ci siamo affidati durante il mandato della segreteria dell’amico Corrado De Rinaldis Saponaro a cui va dato merito per aver mantenuto il partito in questa saldezza di intenti e di propositi.

Il Consiglio nazionale del partito ha convocato il prossimo congresso nazionale perché un compito come quello che si deve predisporre, richiede il pieno coinvolgimento della base repubblicana e necessariamente un ricambio dei vertici. Assicurata una linea definita, il partito deve andare avanti. C’ è un cinquanta per cento dell’elettorato che guarda con sconforto alla vita politica italiana a cui dobbiamo saperci rivolgere. E c’è una verità storica che abbiamo imparato sin dai tempi di Weimar. Una repubblica senza repubblicani, non ha nessuna speranza.