È stata presentata a Villa Wolkonsky, residenza dell’Ambasciatore britannico Jill Morris, l’iniziativa BEST, un progetto promosso dallo Science and Innovation Network britannico in Italia che si pone l’obiettivo di mappare le collaborazioni tra Italia e Regno Unito in ambito scientifico e tecnologico, con lo scopo di migliorarne le interazioni e di crearne di nuove. Punto di arrivo del progetto sarà un report finale che aiuterà i decisori politici a promuovere azioni e raccomandazioni in grado di migliorare le collaborazioni esistenti e a implementarne di nuove.

L’ambito del progetto BEST è stato delimitato attraverso parametri disciplinari (STEM e Salute), economici (importo dei finanziamenti >10.000 euro) e temporali (progetti avviati dopo il 2019 o comunque ancora attivi).

Oltre all’Ambasciatore Morris, all’evento hanno preso parte la Ministra dell’Università e della Ricerca Cristina Messa, il Ministro della Ricerca e dell’Innovazione del Regno Unito George Freeman e la Presidente del CNR Maria Chiara Carrozza.

Il Comitato scientifico del progetto, composto da rappresentanti delle massime istituzioni scientifiche e di ricerca di entrambi i paesi, tra cui IRPPS-CNR, The Royal Society e UK Research and Innovation, ha l’obiettivo di supervisionare e indirizzare il lavoro dei tavoli tecnici sulla base degli elementi raccolti nel corso dello studio e di pubblicare, alla fine dello stesso, una serie di raccomandazioni ai governi dei due paesi.

BEST monitora 354 progetti di ricerca, prevalentemente multilaterali, nei quali collaborano partner britannici e italiani, per un valore complessivo di oltre 43 miliardi di euro di finanziamenti.

Si tratta di un campione non esaustivo, che offre comunque un corpus di dati notevole per comprendere lo stato di salute della collaborazione scientifica in essere tra Italia e Regno Unito. I dieci settori di ricerca dei progetti di collaborazione comprendono un’ampia gamma di aree tematiche, tra cui salute (16,5%), ingegneria (15,9%), tecnologia (13,9%), ambiente (11,6%), energia (9,1%), life sciences (7,4%) e, in percentuali minori, fisica, chimica, informatica e matematica.

Tra le riflessioni emerse da una prima analisi dei dati a disposizione, si nota che le collaborazioni bilaterali spesso vedono ricercatori italiani sia in Italia sia in UK, mentre pochi sono i casi che vedono ricercatori britannici spostarsi in Italia. Questo sembra peraltro confermare il ruolo di primo piano che la comunità scientifica italiana svolge anche oltremanica, dove rappresenta la più numerosa comunità scientifica straniera.

“Le sfide poste dalla pandemia e dalla necessità di transitare verso modelli di sviluppo maggiormente sostenibili rendono la ricerca e la collaborazione in settori chiave come la salute, le tecnologie, l’ambiente e l’energia assolutamente cruciali per il futuro delle nostre società, delle nostre economie e del pianeta. Il progetto BEST ci offre un quadro di intensa collaborazione tra i nostri due paesi – ha dichiarato l’Ambasciatore Morris – e, soprattutto, ci offre l’opportunità di trasformare l’impegno e la forte volontà delle principali istituzioni e dei centri di ricerca di entrambi i paesi in ulteriori opportunità per rafforzare i nostri legami e creare nuove collaborazioni”.

“Le relazioni bilaterali tra Italia e Regno Unito hanno profonde radici storiche, consistono in una fitta rete di relazioni, che coinvolgono sia le istituzioni che la società civile, e si sviluppano in un contesto in continua evoluzione” – ha evidenziato il Ministro Messa. “Data l’amicizia che lega i due Paesi e l’eccellenza scientifica che li contraddistingue, possiamo prevedere con ottimismo che la cooperazione scientifica continuerà a fiorire nei prossimi anni. Tenendo conto della tradizionalmente stretta collaborazione, dei valori e delle priorità comuni riguardo alla scienza e delle aspirazioni comuni per il futuro della ricerca, credo che BEST sia una grande opportunità per rafforzare la cooperazione in ricerca e innovazione tra Italia e Regno Unito”.

“Sebbene la priorità del governo del Regno Unito rimanga l’associazione a Horizon Europe, come concordato lo scorso anno sia dal Regno Unito che dall’UE nell’ambito del TCA (Trade & Cooperation Agreement), gli attuali ritardi da parte dell’UE hanno comportato un certo grado di incertezza per i ricercatori, le imprese e gli innovatori con sede nel Regno Unito” – ha aggiunto il Ministro Freeman – “Per rassicurarli, il governo britannico ha garantito i finanziamenti per la prima ondata di candidati idonei e ammessi a Horizon Europe, ma che non sono stati in grado di firmare accordi di sovvenzione con l’Unione Europea. I finanziamenti saranno erogati tramite l’UKRI (UK Research and Innovation), che pubblicherà ulteriori dettagli sull’ammissibilità, l’ambito e le modalità di candidatura nelle prossime settimane”.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.