Il Terrore appare in Francia in tutto il suo tetro splendore con la testa del governatore della Bastiglia issata su una picca e portata in giro per le strade di Parigi. Precedentemente vi erano stati altri tumulti contro profittatori o presunti tali conclusi con altrettanti episodi riprovevoli. La differenza capitale è che i tumulti erano presumibilmente alimentati dalla cricca del duca di Orleans che ambiva al trono, la presa dalla Bastiglia nasce dal timore che la corte prepari un colpo contro l’Assemblea nazionale e la popolazione di Parigi.

Chi legge la meravigliosa opera di Taine sulla rivoluzione ha come l’impressione che la Francia sia impazzita e si meni colpi da sola. In verità c’è sempre un’azione esterna a condizionare la furia popolare. Non è protagonista il solo movimento rivoluzionario. Ad Avignone, il clero refrattario fa linciare l’amministratore Lescuyer dentro la cattedrale. In questo caso il Terrore sarà esercitato dal governo girondino che comanda una carneficina indiscriminata alle Glacerie. Lo stesso avviene con i massacri di settembre. Il ministro degli Interni è il girondino Roland, nessuno si oppone alle torme di cittadini che entrano ed escono dalle prigioni per ammazzare preti e aristocratici. Gli storici hanno discusso a lungo sulle stragi di settembre imputando ora a Robespierre, ora a Marat la responsabilità. Non fosse che né Marat né meno che mai Robespierre avevano una simile forza essendo sostanzialmente entrambi all’opposizione. Sono Danton, ministro della Giustizia e la Gironda per quanto riluttante, gli autori del colpo, e la testimonianza è riportata nelle memorie del giovane duca d’Orleans che ha un colloquio con Danton prima di abbandonare il paese. Per questo Danton che voleva separare i destini degli emigrati da un fiume di sangue, istituisce il tribunale rivoluzionario. Basta con la furia popolare, deve essere lo Stato a prendere in mano la situazione.

Il Terrore diventa azione del governo a difesa della salute pubblica. Qui si impone Robespierre ma solo per dire che il Terrore deve essere accompagnato dalla virtù, che significa non ci devono essere vittime innocenti. La caduta di Robespierre si consuma perché invece di vittime innocenti ve ne saranno, lui è pronto a denunciare i responsabili, ed i responsabili se ne sbarazzano prima. Robespierre non era un uomo d’azione, lo erano invece coloro che le fecero condannare, Fouché, Tallien, Carrier, Billaud, Barras. E lo fecero condannare con una giusta ragione, la sua dottrina del terrore e della virtù aveva condotto il convenzionale Saint Just a teorizzare che il terrore doveva essere rivolto contro il governo, mai contro il popolo. Per questo il comitato di salute pubblica e quello di sicurezza generale decisero che era opportuno sbarazzarsi dell’enclave robespierrista, molto più debole di quanto si voglia far credere comunemente, prima che quella denunciasse tutti loro. Da quel momento, dal Termidoro, il Terrore perde ogni virtù, e ogni volta che ritorna nella storia è puramente indiscriminato. Punta direttamente al cuore della popolazione.

I giornalisti dei tempi di oggi che enfatizzano senza elementi certi le modifiche del virus ed i loro effetti, sono come le voci che correvano fra il popolo francese al tempo della Grande Paura. A Seminare il panico e a destabilizzare i governi può darsi che se ne cavi un qualche vantaggio. Quelli che si trovano a loro agio a camminare fra i cadaveri saranno invece i nuovi terroristi. Due secoli fa emersero i militari, alcuni di loro notevoli altri criminali. In questo millennio al loro posto troviamo i virologhi. Non sappiamo ancora dire delle loro qualità, certo appaiono privi dello stesso fascino.