Possiamo essere sicuri che questo sia il momento più delicato per la vita del governo Draghi. La sola elezione del presidente della Repubblica rappresenta un passaggio complesso tale da comportare frizioni e lasciare attriti nelle forze di maggioranza. Se Draghi stesso venisse candidato al Quirinale vi sarebbe la certezza della fine della legislatura. Qualcuno se la sente? Difficile.
Anche le varianti covid comportano dei problemi di rilievo, soprattutto se in Europa ci si convince della necessità dell’obbligo del vaccino. Provi la signora Von der Leyen a vaccinare certi soggetti. Altrimenti, l’unico nel governo italiano a doversi preoccupare del covid dovrebbe essere il ministro Speranza e per le accuse giudiziarie che lo riguardano, perché l’azione del governo a proposito è stata formidabile, davvero per una volta un esempio mondiale.
Il vero scoglio dunque, che affiora a minacciare il governo è quello della legge finanziaria. Non ne vogliamo discutere il merito, ma il metodo. Che il presidente del consiglio si incontri con le delegazioni singole dei partiti della maggioranza e non vi sia una riunione generale della stessa, mostra una condizione di un esecutivo che poggia solo sul prestigio di Draghi. Non si è fatto un solo passo avanti sulle ragioni di necessità della situazione generale del paese e le forze politiche fra loro non dialogano, nemmeno quelle che pure dovrebbero essere più assimilabili.
Draghi si trova in una situazione per lo meno scomoda, quale quella di dover dipanare contrasti e limare richieste. I toni del presidente di Confindustria Bonomi che parla di bandierine dei partiti, sono di certo sopra le righe e pure indicativi della condizione in cui ci si trova. E’ stato anche già sottolineato come il nuovo ministro dell’economia tedesca, non nutra tutti questi riguardi nei confronti dell’Italia. Un liberale di vecchia data, sarà preoccupato come da tradizione, del nostro incredibile debito pubblico. Bisogna pur avere una qualche visione della situazione europea, dove sul debito, l’Italia è in competizione con la Grecia.
E’ possibile affrontare tutto questo, quando la vita politica parlamentare è pressoché ridotta alle sole capacità di un individuo e di qualche ministro? Domani Draghi, un uomo che non ha mai voluto far politica direttamente in vita sua, si stufa e saluta tutti. Cosa facciamo?
Non sapremmo dire se il governo riesca a superare un simile passaggio con tutte le implicazioni ulteriori che può comportare. Certo abbiamo l’esigenza e dovrebbe averla anche il paese, di costruire una forza politica capace di sostenere lo sforzo di Draghi in modo da incoraggiarlo a prolungare ulteriormente senza doversi preoccupare degli interessi di parte. La mancanza di una forza simile nella maggioranza, resta la principale debolezza del governo e mette in dubbio il suo futuro.