L’Accademia della Crusca ha bocciato l’ultima fissazione della sinistra: lo schwa, gli asterischi e il genere neutro. Secondo per esempio Michela Murgia è necessario rendere l’italiano una lingua più inclusiva. Come introducendo questo simbolo, impossibile da ottenere con le tastiere di computer e cellulari, e noto solo ai linguisti: ə. È una vocale dal suono medio e quindi adatta a rappresentare sia la a sia la o, e quindi a indicare un neutro inclusivo, senza dover per forza specificare se è un maschile o se è un femminile. Così il termine postinə si può riferire indifferentemente a un postino o a una postina. Più di recente il liceo classico di Cavour ha guadagnato le pagine dei giornali sostituendo l’asterisco a sostantivi e aggettivi connotati. Una schifezza, certo, ma vuoi mettere l’inclusione di genere?

Ora la Crusca mette un freno alle bizzarrie ideologizzate. Già qualche settimana fa il linguista Paolo D’Achille ha scritto tra l’altro: «Non esistendo lo schwa nel repertorio dell’italiano standard, non vediamo alcun motivo per introdurlo, considerato che l’italiano ha due generi grammaticali, il maschile e il femminile, ma non il neutro. Dobbiamo serenamente prenderne atto, consci del fatto che sesso biologico e identità di genere sono cose diverse dal genere grammaticale». Insomma: «Non dobbiamo cercare o pretendere di forzare la lingua al servizio di un’ideologia, per quanto buona questa ci possa apparire».

E sull’HuffPost Roberta D’Alessandro, docente di sintassi presso l’Università di Utrecht ribadisce: «Una regola come quella dello schwa, nel sistema italiano che marca il genere binario e ha il maschile di default (cioè lo usa nei verbi impersonali o in quelli meteorologici) non è acquisibile».

E nel dibattito è intervenuta ieri anche Rosita Robustelli che ha detto che sono proposte “irrealizzabili nella realtà della lingua”. Basterebbe provare a leggere un testo con asterischi e schwa per accorgersene.