Ci voleva un governo Draghi per capire che la mascherine all’aperto devono essere obbligatorie in caso di affollamento e non se ti trovi, come lamentava il professor Cacciari, tutto da solo a Corso Sempione a mezzanotte. La demenziale e dilettantesca inettitudine del governo precedente ha contribuito in maniera determinante alla protesta no green pass di queste settimane.
Dopo tutte le vessazioni subite dai cittadini per un anno, siamo il paese dove la polizia rincorreva chi faceva footing sulla spiaggia deserta, era quasi inevitabile una reazione così violenta come quella che abbiamo visto negli ultimi mesi e si capisce pure. Ora che tutti i principali capi no vax sono ricoverati in terapia intensiva il movimento no green pass diventerà più ragionevole. Il governo da parte sua, grazie anche ad un mastino come il generale Figliolo, non osiamo pensare alla gestione precedente, aspettiamo le procure, riuscirà a portare a termine il piano vaccinale e garantire le attività fondamentali dei cittadini.

Un solo accenno alla questione costituzionale. La Repubblica italiana è una società aperta fondata sul lavoro e tesa allo sviluppo di coloro che vi appartengono, per cui le chiusure, quali che siano, sono estranee ad un progetto costituzionale italiano, semmai sono buone per quello cinese. Il governo Draghi è quello che si è preoccupato di riaprire tutto quello che il governo precedente aveva chiuso e su questo aspetto si sarebbero dovuti confrontare i no green pass dal primo momento. E’ vero che il percorso resta ancora accidentato. Lo si è visto di fronte alla notizia di una variante in sud Africa, paese a basso tasso di vaccinazione, sospetta di essere capace di “bucare” il vaccino. Seminato il panico e fatte crollare le borse, poi ci si è accorti che la varianti sono infinite e continue e tutte neutralizzabili. Per bucare il vaccino serve un altro virus, non una variante. Ma anche questo si deve al governo precedente, il gusto per il terrorismo. Una costante di qualcuno che evidentemente ci specula sopra. A questo punto servirebbe un salto di qualità anche nella informazione, oltre che nella struttura del governo.