La questione patriottica in Italia ha una ascendenza infelice dall’epilogo della seconda guerra. Chi erano i patrioti, quelli che si radunavano a Salò per difendere l’alleanza con la Germania, o chi si armava con gli anglo americani? Soltanto la scure della vittoria può dipanare una simile controversia, perché non c’è possibilità alcuna
che chi fatta una scelta fosse disposto a ripudiarla. Ancora si celebra il patriottismo dei caduti di El Alamein, eroi di Hitler.
Il fascismo so riteneva altamente patriottico, tutto quanto aveva fatto in vent’anni era ad esclusivo interesse della patria, tanto che il patriottismo dell’antifascismo non si volle misurare mai su un simile terreno, preferendo concetti come l’atlantismo, o l’europeismo, sovranazionali prima che nazionali. C’erano pur sempre gli strascichi di una guerra civile, comunque logorante che si era combattuta, ma anche i dubbi sull’evoluzione del patriottismo italiano fin dalla prima guerra. Patriottica era stata l’impresa di Fiume, snodo cruciale per la storia del fascismo e primo distacco critico dell’Italia dalle potenze democratiche con cui era alleata. La rivoluzione fiumana guardava a Mosca, non a Washington. La patria, appena evocata veniva incenerita. Coloro che dovevano tracciarne una nuova identità sulle macerie della seconda guerra erano vissuti da esiliati all’interno, o all’estero o nelle brigate internazionali in Spagna, la Patria, quella ufficiale per lo meno, sempre contro.

Vi sarebbe da fare una riflessione aggiuntiva sul corso dell’unità nazionale conseguita, su cosa abbiano significato episodi come Aspromonte, o cosa abbia comportato avere il testimone irriducibile dell’unità nazionale, Mazzini, costretto in Italia sotto falso nome, braccato dalla polizia regia. Mazzini muore in Italia sotto il nome Brown. Una voragine appena si muove un passo, ecco il patriottismo italiano. Nel secondo dopo guerra non è che le cose possano considerarsi molto cambiate. Può l’idea patriottica escludere coloro che sollevano la bandiera dell’internazionalismo proletario? Si tratta pur sempre di italiani, ma se mai avessero preso la maggioranza in nome dell’alleanza con l’Unione sovietica, cosa avrebbe dovuto fare la Patria? Un colpo di Stato? Una seconda guerra civile? Si era pronti a tutto.
Si potrebbe dire che oggi le cose sono molto migliorate. Non c’è nessuna ragione che impedisca ad un qualsiasi cittadino di avvolgersi in un più generico e confortevole sentimento patriottico. Così come non si capisce chi si possa considerare estraneo ad una tale rivendicazione. Esclusi i no vax ed i contraffattori di green pass, che soli stanno procurando danni incommensurabili al paese. Conseguentemente, più che l’onorevole Meloni, ha detto bene il governatore De Luca.