La morte di Tonino Molinari avvenuta giovedì scorso è un lutto molto doloroso per il partito e tutti i repubblicani. Consigliere comunale di Nettuno e poi consigliere regionale nel Lazio, Tonino è stato un dirigente ed un militante del partito dalla condotta esemplare. Possiamo sforzarci finché vogliamo ma non riusciamo ad avere un solo ricordo di lui che non sia legato alla difesa dell’interesse della sua collettività o del partito. Un mazziniano integrale, senza retorica. Legatissimo alla sua terra, era coltivatore diretto, aveva costruito relazioni e rapporti umani che si rivelarono indispensabili per mantenere attivo il partito nel corso degli anni e a superare i momenti più difficili. Tonino rappresentò un punto di riferimento nazionale importante, come quando votò, senza esitazione, per l”uscita dal governo Andreotti o si impegnò nelle liste europee del 1999 per far conseguire il quorum. Sofferse l’adesione del Pri al centrodestra, così come non era stato entusiasta della politica ulivista, senza mai lamentarsi. Proporzionalista convinto, strenua personificazione del voto di preferenza, avremmo voluto averlo ancora accanto per una nuova stagione politica, ma aveva già compiuto 90 anni e gli pesavano anche gli ottanta. Tre anni fa la morte del figlio fu un colpo durissimo per lui, perchè anche se nel riserbo che lo caratterizzava amava moltissimo il ragazzo che avevamo conosciuto nelle campagne elettorali. Con Tonino perdiamo una parte importante della nostra storia del 900 e un amico sincero e affezionatissimo che già rimpiangiamo.