«Avvegna che li occhi miei confusi fossero alquanto, e l’animo smagato». Così il sommo poeta Dante Alighieri descrive il fenomeno di chi confonde ciò che ci viene mostrato, dalla realtà. Smagato, cioè smarrito il senso della realtà.

È ciò che avviene nel nostro paese, dove si fa a gara per distorcere il senso di comunità, di patriottismo costituzionale repubblicano con interpretazioni di comodo ed utilitaristiche.

Dopo la conquista della Repubblica coi suoi valori, i diritti e doveri contenuti nella Costituzione, noi avevamo una traccia politica ben chiara da seguire cioè l’essenza di ogni ordinamento democratico e cioè il rispetto delle regole comuni per garantire lo sviluppo di ciò che comunemente viene chiamato l’interesse generale del paese. Invece ciò che dovrebbe essere obiettivo comune di tutti coloro che si riconoscono nella Costituzione repubblicana è diventato oggetto di lotta politica. L’interesse generale del paese, e il patriottismo costituzionale repubblicano che è il grande amore che una forza politica, le forze politiche, un popolo dovrebbe manifestare verso la realizzazione e la tutela della Costituzione. Perché essa rappresenta l’orizzonte raggiunto della libertà, l’orizzonte da costruire compiutamente della giustizia sociale e della giustizia intesa come garanzia delle libertà di tutti.

È quindi l’idea che una società democratica debba essere preservata da regole comuni, l’idea che non esistano libertà economiche, culturali, di sesso, di culto vietate da monopoli, egemonie, bigottismo e moralismi, dogmi religiosi o religioni di stato da imporre. La laicità dello stato garantisce libertà di culto ma rifiuta ingerenza religiosa nelle questioni politiche di uno stato.

Il patriottismo costituzionale repubblicano garantisce che la Costituzione rimanga la carta della riconciliazione dopo la stagione della guerra civile, per questo ricerca un metodo di confronto politico, di cultura di politica di governo che abbia come idea portante, sia di chi governa sia di chi controlla dall’opposizione, che lo scopo è quello della ricerca e tutela dell’interesse generale del paese. In questo senso il termine patriottico difende il significato repubblicano di patto sociale e di orgoglio nazionale da non confondere con concertazione pura e semplice o nazionalismo che invece sono l’esatto opposto.

Il patto sociale che deriva dalla concezione della Repubblica non può essere inteso come la somma delle intese” concertate” dalle singole categorie ma deve essere il risultato che ogni cittadino od organizzazione sociale sviluppa in rapporto ad un modello di sviluppo che un paese individua, progetta e sviluppa sia con la politica del governo e il controllo dell’opposizione sia con il tessuto imprenditoriale, sociale, associativo e civile di tutto il paese. Il primo metodo concertativo come contrattazione corporativa dà vita ad un modello di sviluppo spontaneo del paese che aumenta ingiustizie, squilibri, diseguaglianze fra zone e territori. Il secondo la politica di programmazione e patto sociale invece tende a sanare le ingiustizie. Perché allora questo patriottismo costituzionale repubblicano non prevale nel paese, ma rimane patrimonio di una minoranza del paese?

Perché esso prevede un’educazione individuale al senso del dovere o a quella funzione di responsabilità verso il bene comune che dovrebbe essere la virtù civile di ogni società democratica. Presuppone un sistema elettorale proporzionale che permetta l’espressione politica delle identità culturali per mantenere vivo il pluralismo delle idee che costituisce la ricchezza perenne dell’ammodernamento del pensiero e del progresso e garantisce pluralismo delle rappresentanze. Restituisce il ruolo centrale alla politica e al Parlamento come sintesi della volontà e sovranità popolare.

Il patriottismo costituzionale repubblicano è la massima espressione dell’unità del paese e quindi rappresenta lo sforzo che il Parlamento esprime con la fiducia ad un programma di governo credibile e possibile.

Non è più un confronto muscolare di conflitto, di rivendicazione massimalista o corporativa ma un’alternanza di maggioranza ed opposizione che “governano, chi direttamente chi controllando e con proposte costruttive, l’interesse generale del paese. Non c’è bisogno di delegittimazione politica, di estreme ideologiche o populiste che si scontrano ma di elaborazioni, studi, confronti di idee che sono l’Alta politica al servizio del paese.

Le vecchie forze politiche in parte eredi del blocco sociale corporativo che reggeva il regime fascista e monarchico e quelle della sinistra marxista e massimalista invece hanno abbracciato l’idea dello scontro per la conquista del potere. Avevano votato la Costituente ma abbandonato in fretta lo spirito di patriottismo costituzionale repubblicano “smagato”, smarrito la via diritta per rimanere a Dante.

Per fortuna, o per necessità estrema questo senso comune in due occasioni lo abbiamo ritrovato e poi abbandonato di nuovo. Con Carlo Azeglio Ciampi che ha reintrodotto i principi mazziniani di patria, e di Umanità e che poi il bipolarismo o meglio il bipopulismo delle estreme ha sotterrato. Il secondo con la proposta di solidarietà nazionale a guida Draghi voluta da Mattarella di cui il discorso magistrale di insediamento rappresenta la ripresa di quel patriottismo costituzionale repubblicano, mazziniano e dei padri della patria. Dove patriottismo non è nazionalismo ma ogni luogo in cui c’è libertà e democrazia, dove europeismo è solidarietà ed unione, dove alleanze internazionali sono i valori di civiltà occidentali per un paese come l’Italia culla della cultura umanistica e liberaldemocratica repubblicana. I risultati esaltanti ottenuti in solo dieci mesi, nella lotta alla pandemia, nello sviluppo economico tali da riportare l’Italia a modello di riferimento politico organizzativo nei commenti dei più autorevoli governanti europei e mondiali. Merkel, Macron, Biden, Johnson, lodano il nostro paese per ciò che ha fatto in questi mesi. E probabilmente se tutti avessero assecondato lo sforzo unitario, invece di cercare protagonismi identitari corporativi o ideologici, i risultati sarebbero anche maggiori.

Ma la dimostrazione che si può fare meglio di ciò che destra e sinistra riescono a fare in modo contrapposto è dura da ammettere, al punto che comincia per i nostalgici, per i predoni del bene comune, le nostalgie delle scorribande. Draghi, comincia a “smagare” le truppe degli smarriti. Qualcuno vorrebbe spedirlo al Quirinale, per neutralizzarlo dimenticando che l’Italia con Draghi capo del governo è vista come garanzia di serietà senza Draghi e con un capetto populista di destra o di sinistra sarebbe di nuovo l’italietta da seguire con scetticismo. Ma esiste anche un atteggiamento delle forze sociali che ha poca memoria di ciò che era l’Italia solo 10 mesi fa. Immersa nella selva oscura della pandemia, delle chiusure forzate, dei sussidi continui, senza prospettive che non fossero sacrifici. I sindacati senza nessuna considerazione, chiusi, o meglio obbligati ad inseguire solo ammortizzatori sociali nessuna politica di ripresa in fondo al tunnel.

Oggi, “smagati” rivendicano politiche per i più deboli dopo che la riforma degli ammortizzatori sociali e stata approvata. 235 miliardi di investimenti in settori strategici e sociali come la scuola e la ricerca, la tecnologia, l’ambiente, la sanità, il mezzogiorno cosa sono se non l’impegno a creare nuovi posti di lavoro? I più deboli sono i giovani, i disoccupati, e i sindacati fanno uno sciopero generale, peraltro fallito, contro un piano di 235 miliardi di investimenti. Ma protestino affinché i privati investano a loro volta avendo condizioni favorevoli di sistema paese. Naturalmente le riforme a corollario del NGUE possono migliorare ancora il paese, ma lo sciopero generale è stato il segnale politico di una volontà corporativa ed assistenziale che ha spaccato l’unità sindacale e minacciato la stabilità di governo indispensabile in questo momento.

La stampa e l’informazione infine, non hanno certo avuto la caratteristica di riconoscersi nel modello di patriottismo costituzionale repubblicano. Perché un conto è rappresentare la globalità dell’informazione e quindi portare anche i punti di vista delle minoranze e un conto è fare della pandemia e di ogni genere di protesta l’oggetto esclusivo di ogni testata o talk show 24 ore al giorno da 2 anni.

Una stampa libera e consapevole del ruolo che svolge in una Repubblica avrebbe dovuto esaltare il ruolo che i patrioti del bene comune e cioè in primo luogo il senso civico di oltre il 90% degli italiani, dei medici, degli infermieri, dei professori, di tutte le forze dell’ordine e dei volontari che si sono prestati eroicamente e sacrificati per il bene comune. Dare anche le notizie del dissenso ma non fare la cassa di risonanza per ogni protesta individuale, senza fondamento scientifico solo per fare audience. Lanciamo allora un appello perché coloro che si riconoscono e si riconosceranno sempre di più in questa nuova stagione di vero patriottismo costituzionale repubblicano difendano il governo Draghi e la sua agenda dal brigantaggio dei bipopulismi e soprattutto perché questa diventi veramente la nuova frontiera della libertà liberaldemocratica del paese.