Che illustri colleghi della stampa aprano più o meno esplicitamente ad una riforma presidenziale della Repubblica, non dovrebbe stupire più di tanto e ancor meno scandalizzare. Così come non sembra una ipotesi incredibile che almeno il settanta per cento degli italiani voglia eleggere il presidente della Repubblica direttamente. Gli italiani eleggono direttamente presidente di Regione e il sindaco, gli si è fatto credere per decenni di poter eleggere anche il capo del governo, perché non dovrebbero voler eleggere il capo dello Stato? Non deve preoccupare l’ipotesi presidenzialista, vi sono democrazie presidenziali di qua e di là dell’Atlantico, semmai è il continuo di modifiche costituzionali senza un qualche supporto di elaborazione progettuale ad inquietare. Si convochi una Assemblea costituente, la si elegga rigorosamente con un proporzionale puro come si fece con quella del 1947 e ci si dia un anno di tempo per proporre un testo di riforma complessiva del sistema. Questa sarebbe una strada di un qualche senso. Altrimenti, se non si ha il coraggio di procedere in una direzione ordinata per una riforma, occorrerebbe tenere fermo il dettato costituzionale vigente, che ha già subito abbastanza colpi in tutte le direzioni e continuato a subirne.
Il problema vero, e lo abbiamo visto tristemente in questi ultimi anni, è che non essendoci più forze costituzionali in senso stretto, i partiti che hanno sottoscritto la costituzione antifascista non sono più in parlamento, escluso il Psi che però si è sempre voluto soggetto riformatore della stessa. Di fatto, nessuna forza politica parlamentare si riconosce nella costituzione vigente, e per quanto vi giuri sopra, è evidente che gli rimanga estranea. Per cui è presso che impossibile non aspettarsi ulteriori colpi di mano sulla Carta e tutti oltretutto dettati dalla mera estemporaneità, dalla sensibilità del momento. Se mai si dovesse affrontare una riforma dello Stato così rilevante, come è quella presidenziale, vogliamo sperare si tengano almeno i piedi per terra. Attenzione però perché il passaggio elettorale del presidente che ci attende avrà inevitabilmente implicazioni gravose. Nel caso ci si incartasse su un nome, o non si sapesse esprimere con una certa rapidità una soluzione convincente ed all’altezza delle aspettative, una riforma presidenziale dello Stato si avvicinerebbe e non è detto che poi si realizzi nel modo migliore possibile, ovvero con i necessari contrappesi che impone una democrazia responsabile e matura.