Per avere un’idea di quali formidabili scienziati sorreggano il ministero della Sanità basta rifarsi al gennaio del 2020. Davanti al virus che aveva investito Wuhan, nessuno ritenne di scomporsi. Ancora ai primi di febbraio il professor Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, dichiarava in una intervista a “il Sole 24 ore” che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Nonostante l’Italia avesse redatto un accordo bilaterale con la Cina, tale per il quale si triplicavano i voli da un paese di più di un miliardo di persone, il virus non sarebbe mai arrivato in Italia. Ma anche nel caso in cui il virus fosse arrivato, trattavisi, poco più di una “influenzina”.

Avremmo poi letto, appena desecretati i verbali del Comitato tecnico scientifico del governo Conte, che questo aveva rimproverato formalmente i vertici Alitalia per aver impedito il rientro di un nostro concittadino dalla Cina perché positivo asintomatico. Inutile che Alitalia si giustificasse sostenendo di aver applicato un piano antipandemico che il governo Conte ignorava non avendolo mai aggiornato. Il Cts accusò la compagnia di Bandiera di aver compiuto una violazione costituzionale. Per cui quando nel resto di Europa, seppur tardivamente, alla fine di gennaio si arrestarono i voli dalla Cina, il 2 febbraio sbarcarono a Milano i due cittadini cinesi che sarebbero poi stati ricoverati allo Spallanzani di Roma. Il ministro Speranza si presentò alla Camera per ricordare che la nostra sanità era la migliore in Europa e all’altezza di ogni situazione. Il ministro degli esteri spedì mascherine ed altro materiale prioritario all’amica Cina. Il presidente del Consiglio aveva preso in mano la situazione dichiarando alla televisioni che l’Italia era sicura.

I primi focolai di Nembo ed Alzano, non avevano bisogno di essere posti in isolamento e se il segretario democratico Zingaretti voleva andare a Milano per fare apericena era libero di abbracciare tutti i cinesi che incontrava. Così l’Italia si preparava ad affrontare la pandemia. Quegli stessi formidabili scienziati con il nuovo governo, strano che quello precedente cadesse, subirono un qualche rimpasto al Cts, ma non al ministero della Salute, che del resto, cacciato il disinvolto commissario della protezione civile per il generale Figliolo, assunse una funzione sussidiaria. Questo fino a quando non sarebbe stato necessario capire o per lo meno valutare l’autentica durata della protezione offerta dall’eccezionale campagna vaccinale messa in piedi dal nuovo governo. I green pass validi per dodici mesi, passarono a nove, e pure molti vaccini dopo quattro mesi riducevano la loro efficacia. Vi sono studi internazionali a riguardo che i consiglieri del ministro Speranza non ritengono di dover aver fatto. Da qui il cortocircuito della variante omicron che non buca il vaccino ma colpisce chi non ne è più protetto sufficientemente, oltre alla platea dei non vaccinati. A questo punto il ministero della Sanità è ritornato ad assumere il volto che più gli fu congeniale, quello di questurino. Ha chiuso quello, limitato quell’altro e persino prescritto una mascherina diversa da quella che abbiamo usato per almeno due anni.

Conseguentemente il governo Draghi, apprezzato dal 70 per cento degli italiani, si è scontrato con una massa critica. Non poteva mancare il governatore della Campania De Luca che ha subito denunciato i provvedimenti presi di “babberia”. Termine che tradotto in italiano significherebbe stupido e dannoso. Questo è però è il giudizio sul ministero della Sanità. La linea del governo è stata quella della vaccinazione, tale che ha consentito nonostante quanto avvenuto di mantenere comunque una soglia delle terapie intensive inferiore a quella di allerta e di portare i morti l’anno scorso a 900 al giorno, a cento cinquanta. Questi gli effetti di una campagna vaccinale che non si è mai fermata e che il ministero della Sanità, nonostante tutta la sua inadeguatezza, non riuscirà ad offuscare ancora per molto.