Che canali diplomatici confidenziali, francesi e statunitensi, lascino filtrare l’auspicio di una elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica, come si è letto su alcuni articoli di stampa, è cosa perfettamente comprensibile. I paesi con un sistema presidenziale vedono nella presidenza della Repubblica italiana una garanzia internazionale ed un punto di riferimento inamovibile per almeno sette anni. Ciò non toglie che nel nostro ordinamento costituzionale, il presidente della Repubblica garantisca solo l’unità nazionale ed il governo dipende dal parlamento, non dalla presidenza della Repubblica.

Per quanto poi possa accadere, ed in effetti è accaduto, che il presidente della Repubblica influisca sulla gestione e la linea del governo, non ci sentiremmo mai di raccomandare una simile pratica a nessun presidente nel pieno delle sue prerogative. Quando cariche istituzionali lambiscono i confini del loro mandato, possono rischiare di uscirne in modo da aprire una crisi grave e lacerante, senza contare contraccolpi non prevedibili per la democrazia. Quello che bisognerebbe raccomandare alle diplomazie amiche e alleate dell’Italia è una riservata prudenza sulle decisioni che il nostro paese è chiamato ad assumere, in particolare quando sono di una notevole rilevanza.

Il mandato del capo dello Stato può ritenersi soddisfatto nel momento in cui adempie le prescrizioni del dettato costituzionale. Gravarlo di altre aspettative è il modo peggiore per affrontare l’elezione. Se mai Draghi dovesse essere rafforzato attraverso la presidenza della Repubblica, ci troveremmo di fatto in un altro sistema costituzionale, per cui tanto varrebbe cambiarlo una volta per tutte. Fino a quel giorno, la cosa migliore è rimettersi al dettato vigente. Oltretutto, Draghi è perfettamente in grado di cavarsela benissimo nel ruolo in cui si trova.

Anche per questo vanno ascoltate con attenzione quelle voci provenienti dalle fila della maggioranza che nella indecisione e frammentazione delle loro stesse forze politiche, chiedono la riconferma del presidente Mattarella. Tali indicazioni, soprattutto a fronte di candidature che potrebbero invece creare uno scollamento politico preoccupante, sono dettate principalmente dal buon senso. Lo stesso che servirebbe alla grande maggioranza del Parlamento.