Con grande entusiasmo la Convenzione francese nel 1793 scrisse una costituzione liberale e progressista per superare i limiti di quella del 1789. Vergata e firmata, la Convenzione la sospese immediatamente, causa la guerra alle frontiere, il complotto della monarchia, la guerra civile. All’epoca la Francia non aveva partiti. Girondini, montagnardi, persino i deputati della palude erano grosso modo tutti giacobini. Carnot che guidava l’esercito nel comitato di salute pubblica era estraneo al club, ma era un caso isolato. Più o meno tutte le sezioni di Parigi erano affiliate alla casa madre, anche la più famigerata, quella dell’Arcivescovado, il centro promotore della rivolta cittadina, attraverso il club dei cordiglieri. Madame Roland, moglie del ministro degli Interni del Re e punto di riferimento della Gironda si interrogò sulla necessità di fare un partito nel momento in cui lo scontro con la Montagna e con la Comune si fece cruento. Ma rimase convinta che l’aspirazione della Gironda era quella rousseauiana di Saint Just: rappresentare l’intera popolazione, mai una sua parte. Per cui nessuno si oppose alla sospensione della costituzione appena dichiarata. La Repubblica era parlamentare ed il Parlamento era libero e sovrano di decidere cosa fosse meglio per la Francia. Se la maggioranza del parlamento italiano sospendesse la costituzione per decidere di affrontare invece che tutti i problemi della Francia del 1793, la sola pressione del Covid, se ne assumerebbe la responsabilità e sarebbe altrettanto libera di farlo. Anche l’Italia si dice una repubblica parlamentare. Non può invece sospendere la costituzione nemmeno una virgola, un governo sostenuto da una maggioranza semplice, per la ragione che potrebbe essere diventata minoranza durante il suo mandato. Lo insegna l’esperienza degli anni ’70, quando la democrazia cristiana davanti all’emergenza coinvolse il partito comunista, che all’epoca era un alleato di Mosca, un nemico del mondo occidentale.

Se poi Grillo scrive nel suo blog, di essere deluso da come i governi occidentali hanno affrontato l’esperienza del covid, figuratevi se non siamo delusi noi, che non abbiamo il partito di maggioranza in parlamento e non abbiamo espresso un presidente del Consiglio. Piuttosto non capiamo bene la fascinazione cinese del fondatore dei 5 stelle. E’ vero che la Cina denuncia solo tremila morti in due anni per il virus, ma quando i cinesi fanno il lock down, riducono la loro popolazione al ritorno al baratto per non morire di fame. Se questa è la proposta di Grillo per salvare vite umane la faccia. Altrimenti è meglio guardare al Giappone che è un po’ meno lontano come sistema politico del nostro. Il Giappone che ha denunciato meno di dieci mila morti con una popolazione altrettanto anziana e più numerosa della nostra, ha però una particolarità nella sua struttura sociale che noi non abbiamo. Intanto una disoccupazione inferiore più della metà della nostra, poi un’urbanizzazione mononucleare. Il Giappone non prevede famiglie allargate nelle periferie cittadine dove nonni, zii, cugini ed i figli disoccupati vivono uno addosso all’altro. Questo è il problema del lock down in Italia ed in Europa. Non solo i diritti violati, ma il virus che si diffonde nelle case. Fossimo tutti come Vo, Crisanti avrebbe avuto vita facile. Per questo il nuovo governo aveva imboccato la strada giusta, le vaccinazioni per riaprire e tenere aperto e senza nessun obbligo, perché i cittadini devono avere una possibilità di scelta. Purtroppo chi aveva il dovere di verificare la durata della efficacia dei vaccini non lo ha fatto e così abbiamo gente che gira tranquillamente con in tasca un green pass scaduto oltre a quelli che il green pass l’anno falsificato. Ci fosse stato un ministro nella Francia del ’93 che non si fosse preoccupato di controllare l’efficacia dei suoi provvedimenti, tempo un mese la sua testa stava su una picca.

(Foto: Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons)