Caro Direttore,

noi possiamo capire la sottomissione dei socialisti/statalisti di centro-destra, di sinistra, di centro e a 5 stelle al Dio Draghi. Arriviamo a capire perfino quella dei “liberal-socialisti”, una categoria amena, che consideriamo il frutto di un errore tragico della storia politico-culturale italiana. Draghi è indubbiamente il migliore di questo fronte politico, ma il tema vero è che a questo fronte socialdemocratico e liberal-socialista va data un’alternativa liberale, liberista e libertaria.

Molti liberali, invece, che peraltro finora sono stati del tutto irrilevanti, nonostante prebende e laticlavi, stanno chinando la testa, vittime della loro pigrizia e poco coraggio.
Della serie: meglio, più comodo e facile, cercare uno strapuntino, uno spazio di agibilità politica, come “liberale presunto” con Draghi che farsi il mazzo a testa alta e a schiena dritta per costruire un’alternativa indipendente liberale a questo blocco politico e sociale soffocante e trasversale.

A spingere in questa direzione, di appiattimento statal/socialista, c’è anche il fatto che l’unica opposizione a Draghi al momento è costituita dalla destra sociale (diversamente socialista e statalista) che strizza l’occhio, in modo strumentale, alle partite iva, ma che rifiuta tagli di spesa non necessaria ed una svolta liberista, l’unica davvero capace di rivoluzionare la politica economica e fiscale.
Perchè l’Italia non ha bisogno di pannicelli caldi, ma di una vera rivoluzione liberale, quella tradita da Berlusconi a metà degli anni ‘90.
Oltre a questo fronte unico, diversamente socialista, non rimane altro che qualche gruppuscolo sgangherato o cespugli di comunistoidi con tanto di falce e martello.

L’Italia, stato tartassatore, corrotto, sprecone e statalista è privo di un’alternativa liberale e cioè è privo di un fronte che, partendo dalla diminuzione drastica della pressione fiscale e da una revisione feroce della spesa e del debito, sia in grado di far ripartire la nostra economia.

Per questo noi Liberisti Italiani, avendo previsto il formarsi di questo quadro politico, in verità da molto tempo, ed avendo anticipato la deriva ignobile di Forza Italia, ormai ridotta ad un grumo di potere socialista pasdaran del regime Draghiano, dei suoi obblighi liberticidi, dei suoi green pass e delle infornate di statali dei Brunetta e Carfagna, abbiamo visto liberarsi uno spazio politico che però deve partire dal liberismo economico per essere occupato nell’interesse vero degli Italiani.

Siamo convinti che ci sia una larga parte di italiani che non è pigra, come tanti liberali da salotto, che ha coraggio e che si rifiuta di chinare la testa al Dio Draghi, di uniformarsi ai socialisti di tutti i colori e a tutte le scelte autoritarie e liberticide, ma che si rifiuta anche di finire nella destra sociale che si ammanta del patriottismo, ma che non può tradursi solo in un nuovo nazionalismo anti-liberista come ancora sembra voler fare.

C’e un’Italia che produce e che resiste da molti anni ad uno stato canaglia che mortifica la creatività dei nostri imprenditori e li costringe ad andare via con la morte nel cuore.
Ma serve anche il coraggio di questi imprenditori che devono investire su un progetto politico nuovo e dare corpo alla propria frustrazione con uno scatto di generosità, qui sì davvero patriottica.

Sappiamo che è in corso un rassemblement intorno a Cottarelli, ma purtroppo il professore è passato da leader della “spending review” e attento osservatore dei conti pubblici a sponsor del totem dell’anti-evasione fiscale, uniformandosi purtroppo al coro stonato dei socialisti e della triplice sindacale, il che gli ha fatto guadagnare i galloni di riserva della Repubblica, ma di una repubblica che ha messo in ginocchio la nostra economia per alimentare uno stato corrotto e parassitario e questo suo cambiamento ha scosso la nostra area e l’ha fortemente delusa.

E quando esponenti di questa “renew europe” all’italiana, come Calenda, si scagliano contro i paesi dell’est, perchè applicano una tassa flat del 15% alle imprese e ne chiedono per questo l’espulsione dall’UE per dumping fiscale, noi non possiamo che prendere le distanze e considerare questo progetto perfettamente organico al regime tartassarore italiano.

L’Europa deve pensare ai grandi temi continentali: alla politica estera comune, alla difesa, al fenomeno dell’immigrazione e non all’armonizzazione fiscale tra Stati membri per esportare l’inferno fiscale italiano o francese a tutta Europa.
I liberali devono combattere in Europa per mantenere una virtuosa concorrenza fiscale. E l’Italia, anziché proibire con leggi assurde le delocalizzazioni, dovrebbe impedire l’esodo delle nostre imprese e attirare investimenti da fuori dei nostri confini seguendo l’esempio virtuoso di paesi come l’Irlanda e l’Estonia e deve abbattere la pressione fiscale e burocratica, senza dover chiedere il permesso all’Europa.
E questo non vuol dire che siamo euro-scettici, ma che la pressione degli Stati ad economia statalista rischia di affossare la cotruzione di una Europa federale che deve guardare al modello Usa e non diventare un super stato trinariciuto e tassatore.
Come mai quando l’Europa chiede all’Italia di tagliare la spesa improduttiva e di avviare le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali attraverso le gare, qui da noi i socialisti di tutti i colori fanno orecchie da mercante? Sono europeisti a fasi alterne. Pronti a massacrare di tasse in modo “armonico” tutti i contribuenti europei, ma refrattari a qualsiasi spinta liberalizzatrice.

Capisco che per perseguire questi obiettivi serva troppo coraggio, serve essere idealisti e non proni a qualche strapuntino e prebenda.
Ma per quel che ci riguarda la politica è questo.

Se vi saranno cambiamenti radicali nelle scelte, nella linea di questo rassemblement intorno a Cottarelli saremo pronti a valutare e a sederci ad un tavolo di confronto, così come siamo pronti a farlo con qualsiasi altra formazione politica che abbia come stella polare quel che diceva il nostro più grande presidente della Repubblica Luigi Einaudi: «Dobbiamo garantire la persona umana contro l’onnipotenza dello Stato» e oggi dobbiamo aggiungere anche dal “superstato” Europeo.

Andrea Bernaudo

Presidente Liberisti Italiani

 

«La Voce Repubblicana ospita articoli di area liberaldemocratica, ma la posizione del partito è che Mario Draghi è un asset della politica italiana che ha fatto benissimo e sta facendo bene – prova ne è il dato di oggi della diminuzione della disoccupazione, in particolare giovanile – e che riteniamo debba continuare nella sua azione di governo per il bene dell’Italia». Questa la precisazione del segretario nazionale del PRI Corrado De Rinaldis Saponaro.