Sulla stampa di oggi registriamo i lamenti di alcuni colleghi perché il presidente del Consiglio ha rifiutato di rispondere a domande sulla presidenza della Repubblica. Addirittura, Draghi si è presentato alla conferenza stampa chiedendo di evitare domande a riguardo. Avremmo allora “il veto” di Draghi come quello del re, oppure troviamo chi lo denuncia di uso di “un’arma impropria”. E si, come si permette il potere costituito di non rispondere alle lecite domande dalla stampa? Questo e altro si legge nell’indignata libera informazione disprezzata da Palazzo Chigi.

Ora non vorremmo addolorare i colleghi, ma il presidente del Consiglio non ha fatto una conferenza stampa di fine anno, ne ha convocata una per illustrare un provvedimento specifico e piuttosto importante del governo. Ma deve rispondere alle domande, si dice con fierezza professionale. Nemmeno per sogno, se queste domande esulano dal mandato preposto del presidente del Consiglio. In altre parole, il presidente Draghi ha dato una prova di serietà chiedendo di evitare che si frapponesse ad un tema delicato di sua competenza, qualcosa che non lo riguarda nelle funzioni del suo incarico ed in effetti, la corsa al Quirinale, non riguarda il presidente del Consiglio, se non come riguarda un qualsiasi cittadino.
Il problema è che i nostri colleghi della stampa non sanno più riconoscere cosa sia serio e cosa no e su questo avrebbero davvero bisogno di un corso di aggiornamento da parte dell’ordine dei giornalisti.

Se la libera stampa vuole sapere cosa pensa Draghi dell’elezione del capo dello Stato gli invii delle domande o, come è abitudine gli può chiedere un’intervista. Perché il capo del governo è chiamato a rispondere solo della sua attività, non di quella dell’intero parlamento. Persino un imputato ha il diritto di non rispondere ai magistrati, figuratevi se non ce l’ha il presidente del Consiglio su argomenti che non sono di sua specifica competenza. E non vorremmo che oggi la stampa pensi di sostituirsi ad una magistratura caduta in disgrazia.
Che centravanti deve comprare la Roma signor Presidente? Chi deve andare al Quirinale? Sono domande a cui Draghi può rispondere solo se vuole rispondere e soprattutto, quando vuole rispondere. Altrimenti si richiami Conte che ha Casalino pronto a rispondere a tutto, mentre quell’altro, vestito di turchino, fa i soliloqui notturni a reti unificate ogni settimana. Questo si merita la stampa che l’applaudiva pure.