“La rivoluzione è congelata” era la frase con cui Saint Just, avvertiva la fine che si addensava sulla sua testa. Colpa anche del comitato di salute pubblica di cui faceva parte, che aveva chiuso club, giornali, eliminato oppositori, tutto per far tirare avanti la Francia. Ma senza dibattito, senza critiche, nel plumbeo silenzio di Parigi, il giovane robespierrista intuiva una stagione prossima a concludersi. Saint Just stesso aveva scritto che “il terrore deve riguardare solo il governo e mai il popolo” ed il terrore non è solo lo spettro della ghigliottina, ma anche una domanda senza risposte. Il governo ha l’obbligo di rendere conto della sua attività all’opinione pubblica, questa era l’idea stessa di Saint Just che nella primavera del 1794 se ne andava in frantumi.

Il presidente statunitense Biden si è trovato in una tempesta mediatica perché accusato di non aver risposto nel corso di una conferenza stampa con il premier britannico Johnson, alle domande sulla crisi dei migranti al confine con il Messico. Per la verità il quadro è un po’ più complesso, nel senso che lo staff che curava la conferenza stampa non ha gradito quella domanda considerandola impropria rispetto al contesto, e ancora meno aveva gradito la risposta, comunque data da Biden, mentre venivano congedati i giornalisti, che contraddiceva il ministro degli Interni. Biden avrebbe detto infatti secondo la Cbs, che la violenza non è mai giustificata, ovvero il contrario di quanto stesse sostenendo il suo governo. Ma il punto vero dell’indignazione della stampa è che Biden è la massima carica di governo in America e qualunque domanda lo riguarda ed era insopportabile l’atteggiamento precauzionale della Casa Bianca, soprattutto se il presidente si fosse esposto pubblicamente.
Come si comprende un caso di questo genere non ha niente a che vedere con quanto avvenuto in Italia, dove l’opinione pubblica è sussultata perché il presidente del consiglio si è presentato un una conferenza stampa tematica annunciando che non avrebbe risposto a domande sulla presidenza della Repubblica. Di rimbalzo un collega amatissimo, Augusto Minzolini, titola su “il Giornale” di oggi, “la politica dello struzzo”. Non fosse che lo stesso Minzolini scrive che la premessa di Draghi sulle domande, “non è di sostanza”. Esatto, per la semplice ragione che il presidente del Consiglio non è tenuto a rispondere di cose che non gli competono, nel senso, che le illazioni, o le intenzioni sul suo futuro, sono opinabili, non sono un fatto compiuto, senza contare che non dipendono solo dalla sua volontà. Poi vi e il riserbo istituzionale sulla presidenza della Repubblica che è d’obbligo, per lo meno fino a quando sono riunite le camere per il voto. Allora il presidente del Consiglio potrebbe anche parlare della sua disponibilità o meno. Non si può rimproverare il presidente del consiglio di parlare troppo e poi di parlare poco. Tanto è vero che Minzolini scrive sempre che Draghi risponderà in una prossima occasione, e quindi non c’è ragione di scandalizzarsi per la sua premessa, perfettamente lecita.

Altra cosa se si vuole dal presidente del Consiglio una qualche assicurazione sulla sua permanenza al governo per proseguire il mandato in corso e pretendere fin da oggi una sua esplicita rinuncia alla candidatura al Quirinale. Anche a noi piacerebbe molto avere già in tasca la risposta di Draghi, ma solo perché lo riteniamo utile al paese, non perché abbiamo un nostro candidato al Quirinale da portare avanti. Per questo vorremmo dire ai colleghi della stampa che è giusto e necessario criticare il potere costituito per quello che fa, prima che per quello che pensa.