Durante lo scorso anno, due teorie del complotto hanno danneggiato il movimento conservatore americano, sviando la sua attenzione, distogliendola dai suoi fermi principi e indebolendo il suo sostegno popolare. Per tornare in pista, è giunto il momento di smettere di affermare che le elezioni presidenziali del 2020 sono state una “frode” e che i vaccini contro il Covid-19 sono “pericolosi”.

La teoria del complotto elettorale risale al 2016, quando Donald Trump insinuò che, se avesse perso contro Hillary Clinton, non avrebbe accettato i risultati delle elezioni. Mise in guardia il Paese con dichiarazioni del tipo: “Accetterò totalmente i risultati di queste grandi e storiche elezioni, se vinco io”. Trump poi reiterò questa minaccia durante la campagna elettorale del 2020. Poiché i risultati delle elezioni non lo favorivano, egli ne fece un dogma, in particolare irritandosi con Fox News per aver assegnato anticipatamente la vittoria a Joe Biden in Arizona, uno Stato da cui  Donald Trump si aspettava di avere il sostegno elettorale.

La teoria del complotto secondo la quale le “elezioni [sono state] rubate” è emersa in piena regola dopo la chiusura delle urne, quando Trump denunciò molte frodi in più Stati: Georgia, Michigan, Carolina del Nord, Pennsylvania, Wisconsin.  “Questa è una frode ai danni degli americani. (…) Francamente, abbiamo vinto queste elezioni. (…) Vogliamo che tutte le votazioni vengano sospese”. Nella speranza di bloccare la conferma della vittoria di Biden, Trump ispirò l’assalto del 6 gennaio 2021 al Congresso, che provocò cinque morti e scosse l’ordine costituzionale. Il giorno dopo, senza concedere formalmente la vittoria elettorale, riconobbe a malincuore che Biden si sarebbe insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio.Un anno dopo, Trump sostiene ancora che le elezioni sono state rubate; il dominio che continua a esercitare sul Partito Repubblicano implica che queste rivendicazioni cospirazioniste influenzano e danneggiano durevolmente il movimento conservatore.

Al contrario, la teoria del complotto legata al Covid-19 è emersa da una sfiducia generalizzata ma diffusa verso i vaccini iniziata intorno al 1900 con le misure contro il vaiolo.  Un secolo dopo, in Paesi come la Nigeria e il Pakistan, gli islamisti si sono scagliati contro il vaccino antipolio perché ritenuto dannoso per la fertilità e sono arrivati perfino a uccidere gli operatori sanitari per impedirne l’utilizzo, bloccando così gli sforzi per debellare la malattia.

Ma solo di recente il movimento “no-vax” ha assunto una connotazione politica negli Stati Uniti, a cominciare da uno scetticismo conservatore nei confronti della scienza che ha generato il “movimento per la libertà medica” e altre campagne. La minimizzazione per lo più conservatrice della gravità del Covid-19 ha dato al movimento una base emotiva; il fatto che diversi vaccini si basino sulla nuova tecnologia a mRNA  gli ha conferito una base scientifica. Certi esponenti Repubblicani hanno accarezzato idee strampalate secondo le quali il vaccino modificherebbe l’RNA di un individuo. Col passare del tempo, i sospetti sulla sicurezza del vaccino hanno portato a tassi di mortalità molto più elevati tra i Repubblicani piuttosto che fra i Democratici.

Alcune riflessioni: entrambe le teorie del complotto condividono una filosofia anti-establishment in contrasto con il moderno movimento conservatore americano. Ribaltando i modelli storici, i Democratici fanno appello all’obbedienza all’autorità, che si tratti di decisioni giudiziarie sui risultati elettorali o di direttive di Anthony Fauci, mentre i Repubblicani tradizionali tendono a sfidarla.

Contrariamente alla maggior parte delle teorie del complotto, quelle attuali non si concentrano (con alcune eccezioni) sugli ebrei o sui membri delle società segrete. Non danno la colpa dei brogli elettorali a figure di spicco come il presidente Biden, la speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi o il leader della maggioranza al Senato Charles Schumer, piuttosto puntano il dito contro oscuri funzionari elettorali, per lo più anonimi, che vivono in luoghi sperduti.Attribuiscono i vaccini pericolosi non a scienziati malefici, a multinazionali avide o a politici assetati di potere, ma a una vaga mentalità di arroganza scientifica.

Anche le due teorie del complotto sono diverse l’una dall’altra. Un solo individuo, Donald Trump, ha evocato l’obiezione delle “elezioni rubate”, ma lo scetticismo sui vaccini si è sviluppato in modo organico. Solo i Repubblicani credono alla prima teoria, la seconda ha seguaci in tutto lo spettro politico. La rivendicazione elettorale ha un evidente obiettivo politico: il vaccino riguarda questioni profonde della salute personale. La frode elettorale è una questione prettamente americana: lo scetticismo sui vaccini ha una portata mondiale (si pensi al presidente del Brasile Jair Bolsonaro).

Il movimento conservatore a cui ho aderito mezzo secolo fa è a favore della responsabilità individuale, del libero mercato, di una legge unica per tutti, della famiglia tradizionale, del rispetto della religione e di una forte difesa. Finché i conservatori sono ossessionati dalle ragioni sbagliate per un’elezione persa o finché combattono contro un’efficace assistenza medica, mettono da parte questo importante programma e respingono potenziali reclute. Si uniscono anche ai liberal nel mettere in pericolo le istituzioni politiche e la salute pubblica degli Stati Uniti.

Solo quando i conservatori torneranno ai loro principi storici potranno ritrovare la loro integrità, la loro serietà e il loro fascino. Solo allora potranno tenere testa alla valanga liberal, che ora domina la vita americana. E soltanto allora  io tornerò a militare nelle fila del Partito Repubblicano.

Traduzione Angelita Spada

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Storico, politologo, commentatore e analista politico, specialista di Islam e Medio Oriente. Fondatore e attualmente presidente del Middle East Forum. Ha insegnato all’Università di Chicago, alla Harvard University, alla Pepperdine University e all’U.S. Naval War College. Ha ricoperto diversi incarichi presso il Dipartimento di Stato e presso quello della Difesa, ed è stato vice-presidente della Commissione Fulbright. Nel 2003, il presidente George Bush lo ha nominato membro dell’United State Institute of Peace (USIP), un’organizzazione no-partisan nata per iniziativa del Congresso allo scopo di “prevenire e mitigare i conflitti internazionali senza ricorrere all’uso della violenza”. Il suo sito web, DanielPipes.org, con un archivio dei suoi articoli e delle apparizioni nei media, ha registrato 70 milioni di pagine visitate fin dal suo esordio, nel 2000. Più di 11.000 traduzioni dei suoi scritti sono state pubblicate in 37 lingue. È autore di sedici libri.