I media italiani non mostrano particolare amore per un presidente del consiglio che li tratti con suprema indifferenza. Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti, per quanto personalità di altissimo profilo istituzionale, erano necessariamente preoccupati del giudizio sul loro operato di presidente del consiglio e sensibili ad ogni possibile critica. Non era detto che un banchiere centrale ed un commissario europeo, elogiati per come avessero svolto il loro ruolo preposto, fossero anche necessariamente dei buoni capi di governo. Draghi, che ha avuto ovazioni in tutto il mondo come banchiere centrale europeo, “l’uomo che ha salvato l’euro”, può essere forse contestato da qualche direttore degli stessi giornali che lo hanno incensato per anni?

Abbiamo il primo presidente del consiglio della storia che può tirare dritto senza preoccuparsi di cosa dice di lui la stampa. Ovvio che giornali e televisioni abituati a personaggi che pendono dai loro giudizi preferiscano i signori nessuno. I media italiani che si sono stufati di essere bistratti dal nuovo inquilino di palazzo Chigi hanno preparato un colpo da teatro quasi involontariamente. La scenografia si è allestita con la conferenza stampa di fine d’anno dove il premier si è presentato sotto il rimbrotto dei colleghi di non aver mai parlato abbastanza. Draghi è troppo riservato, non si sa cosa pensa, non si preoccupa di comunicare. Tutto vero. In effetti Draghi non era uno come il suo predecessore che si piazzava in televisione ogni fine settimana per dettare le regole di vita alla cittadinanza, come ci si doveva sedere in macchina, in quanti a tavola, e se frequentare i congiunti lontani e vicini. Un fenomeno da baraccone i media lo rimpiangono sempre. Moltiplica gli incassi.

In dieci mesi a palazzo Chigi, Draghi ha lasciato trasparire una valutazione personale sotto natale e tutti a dirgli, ah il presidente del consiglio parla troppo! Certo, ci mancherebbe, la libera stampa segue con palpitazione, l’elezione del Capo dello Stato, l’unico argomento a cui è interessata oltre alla pandemia. Scoppia una guerra in Ucraina? Ma che ci importa, mica siamo americani, siamo un paese mediterraneo.
Eppure un passaggio come l’elezione del capo dello Stato, comporta una particolare delicatezza della vita della Repubblica tale per cui, tutti gli interessati, incluse le forze politiche, dovrebbero attenersi al più stretto riserbo. La carica del Capo dello Stato, il rappresentante dell’unità nazionale, non può essere oggetto di una competizione di ambizioni personali e anche se qualcuno la intende in questa maniera, i partiti che sono i garanti della costituzione della Repubblica dovrebbero mantenere la misura necessaria per la discrezione richiesta.
Ci mancherebbe solo che il presidente del Consiglio si mettesse a dire se lui vuole andare al Quirinale, se è disponibile, o se non è disponibile e quant’altro. I partiti presenti in parlamento faranno le loro valutazioni e cercheranno un accordo, o quello che pare loro. Il presidente del consiglio, che nemmeno è eletto in alcun organo convocabile dalle Camere, non ha ragione di aprire bocca su tutta la vicenda.

È qui che qualcuno nei giornali e nelle televisioni, vorrebbe che Draghi si eliminasse da sé lasciando trasparire una qualche preferenza indicibile. A quel punto dovrebbe rinunciare all’attuale incarico senza raggiungerne un altro. Sono quelli che aspettano la fine di “Superman”, come lo chiamano con ironia. Nei fumetti erano i cattivi che volevano distruggere il pianeta. Nella realtà quelli che si accontenterebbero di veder in ginocchio l’Italia, in modo che loro possano tornare a sembrare di stare in piedi.